Normative e Servizi

Accordo per il credito 2015 prorogato al 31 Luglio 2018

Il 31 marzo 2015, l'ABI e le Associazioni di rappresentanza delle imprese hanno sottoscritto l'Accordo per il credito 2015, che comprende le seguenti tre iniziative in favore delle Pmi:

1. Imprese in ripresa, in tema di sospensione e allungamento dei finanziamenti;
2. Imprese in sviluppo, per il finanziamento dei progetti imprenditoriali di investimento ed il rafforzamento della struttura patrimoniale delle imprese;
3. Imprese e Pa, per lo smobilizzo dei crediti vantati dalle imprese nei confronti della Pubblica amministrazione.
Possono beneficiare delle operazioni previste dall'Accordo per il credito, tutte le Pmi operanti in Italia, comprese quelle che presentino alcune difficoltà finanziarie, a condizione che, al momento di presentazione della domanda, non abbiano posizioni debitorie classificate dalla banca come "sofferenze", "inadempienze probabili" o esposizioni scadute e/o sconfinanti da oltre 90 giorni (imprese "in bonis").

Ai sensi dell'iniziativa "Imprese in ripresa" è possibile sospendere/allungare anche i finanziamenti che hanno già beneficiato di tali agevolazioni negli anni passati, con la sola esclusione di quelli per i quali la sospensione è stata richiesta nei 24 mesi precedenti.

Nel mese di dicembre 2017, con uno specifico Addendum, è stato prorogato il periodo di validità dell'Accordo dal 31 dicembre 2017 al 31 luglio 2018, ferme restando tutte le altre disposizioni in esso contenute. Le richieste di attivazione delle misure previste dal citato Accordo potranno quindi essere presentate dalle imprese fino al 31 luglio 2018, comunque in relazione a finanziamenti stipulati prima del 31 marzo 2015.

Commenta (0 Commenti)

Provvedimento direttore Agenzia Entrate n. 194409/2017 del 25/9/2017 – Nota Agenzia delle dogane e dei Monopoli

Modelli Intrastat: semplificazioni a partire dagli elenchi relativi al 2018

A partire dagli elenchi aventi periodi di riferimento decorrenti da gennaio 2018 sono previste alcune semplificazioni ai modelli Intrastat.

Per effetto delle suddette semplificazioni:
 non è più prevista la presentazione trimestrale dei modelli Intrastat relativi agli acquisti intracomunitari di beni e ai servizi comunitari ricevuti. I modelli Intrastat TR acquisti risultano pertanto aboliti;
 la presentazione in forma mensile dei modelli Intrastat relativi agli acquisti intracomunitari di beni e ai servizi comunitari ricevuti è obbligatoria al superamento di nuove e più elevate soglie di operazioni passive (superamento in almeno uno dei quattro trimestri precedenti della soglia di 200.000 euro per gli acquisti intracomunitari di beni e 100.000 euro a trimestre per gli acquisti di servizi comunitari);
 è ancora obbligatoria la presentazione trimestrale dei modelli Intrastat relativi alle cessioni intracomunitarie di beni e ai servizi comunitari resi;
 la presentazione in forma mensile dei modelli Intrastat relativi alle cessioni intracomunitarie di beni e ai servizi comunitari resi è obbligatoria al superamento del limite di 50.000 euro delle operazioni in uno dei quattro trimestri precedenti. Il limite di 50.000 euro deve essere verificato distintamente per le cessioni intracomunitarie di beni e per le prestazioni di servizio comunitarie rese, ma al superamento del limite anche solo di una delle due tipologie di operazioni l'obbligo di presentazione mensile del modello Intrastat vale per tutte le operazioni attive. Per le operazioni attive, pertanto, tutto inalterato rispetto agli obblighi precedenti;
 è stata prevista una semplificazione nella compilazione del campo "Codice Servizio" per i modelli relativi ai servizi comunitari resi e ricevuti (occorrerà fare riferimento al 5° livello della classificazione dei prodotti associati alle attività, c.d. "CPA")

Commenta (0 Commenti)

Nuovo Modello OT24

L'Inail ha pubblicato nel proprio portale, nella Sezione modulistica, il nuovo modello OT24 per le domande che verranno inoltrate nel 2018, in relazione agli interventi migliorativi adottati dalle aziende nel 2017, in aggiunta a quelli minimi previsti dalla normativa in materia D. lgs 81.2008.
Ricordiamo che il modello OT24 va compilato per ottenere la riduzione del tasso Inail ed è rivolto alle aziende esistenti da almeno 2 anni che, nel 2017, adottano interventi di miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, a cui è attribuito un punteggio in base alla loro rilevanza, che va da 20 a 100. La somma degli interventi deve raggiungere almeno i 100 punti.
La domanda di riduzione deve essere presentata esclusivamente in modalità telematica, attraverso la sezione "Servizi online" entro il 28 febbraio 2018.
La compilazione del modello è a cura del consulente CNA che si occupa della sicurezza d.lgs 81/2008. Consulenza Sicurezza e Ambiente

 

Commenta (0 Commenti)

Collocamento lavoratori disabili - novità dal 1° gennaio 2018

A partire dal 1 gennaio 2018 l'obbligo di assumere un disabile insorge al raggiungimento dei 15 dipendenti. Viene meno il regime della gradualità che prevedeva che l'assunzione del disabile dovesse avvenire solo in caso di nuove assunzioni.
Pertanto i datori di lavoro che occupano tra 15 e 35 dipendenti dovranno assumere un disabile entro 60 gg dall'insorgenza dell'obbligo che scatta alla soglia dei 15 dipendenti computabili in forza.
Lo ha previsto il Decreto Legislativo n. 151/2015.
In caso di mancato rispetto dell'obbligo di assunzione di un lavoratore disabile la sanzione applicabile è pari a 153,20 euro per ogni giorno di scopertura e per ciascun disabile non assunto. La violazione diventa sanabile applicandosi ad essa l'istituto della diffida obbligatoria. Ottemperando alla diffida, con la presentazione agli uffici competenti della richiesta di assunzione o la stipula del contratto di lavoro con la persona con disabilità, il trasgressore sarà ammesso al pagamento di una somma pari all'importo della sanzione nella misura ridotta di € 38,30 per ogni giorno di scopertura e per ogni lavoratore disabile non assunto.

Commenta (0 Commenti)

INPS: Gestione DM10 passivi, note di rettifica passive e Dm10Vig passivo

L’INPS con messaggio n. 5159 del 22 dicembre 2017, riepiloga le modalità operative per la gestione delle denunce passive, delle note di rettifica passive e dei DM10Vig passivi, cioè crediti a favore della ditta

La nota di rettifica passiva, emessa e notificata ai datori di lavoro mediante posta elettronica certificata o in caso di assenza di PEC, tramite raccomandata con ricevuta di ritorno, potrà essere oggetto di:

  • - richiesta di rimborso attraverso l’apposita procedura telematizzata; ( vedi allegato 1)
  • - l’importo potrà essere utilizzato in compensazione F24 o richiesto in compensazione con eventuali partite debitorie: in particolare, la richiesta di compensazione con altre partite debitorie dovrà essere trasmessa mediante l’apposita istanza telematizzata Dichiarazione Compensazione. (vedi allegato 2)

Il credito dell’azienda generato da una regolarizzazione contributiva relativa a periodi precedenti (DM10Vig), dovrà essere chiesto a rimborso o posto in compensazione legale con altre partite debitorie.

Attenzione: Per questa tipologia di crediti non è prevista la compensazione attraverso il modello F24

Contestualmente alla pubblicazione del presente messaggio, l’oggetto Rimborsi/compensazioni DMP/RTP/DMV passivi, nel cassetto previdenziale (in contatti) verrà inibito per nuove richieste.

Commenta (0 Commenti)

Obbligo pagamento retribuzioni tramite banca o posta dal 01 luglio 2018 Art. 1 Comma 910 e segg. Legge 205/2017

La legge di bilancio prevede che, a far data dal 1° luglio 2018, i datori di lavoro o committenti devono corrispondere ai lavoratori la retribuzione, nonché ogni anticipo di essa, attraverso una banca o un ufficio postale con uno dei seguenti mezzi:
a. bonifico sul conto identificato dal codice IBAN indicato dal lavoratore;
b. strumenti di pagamento elettronico;
c. pagamento in contanti presso lo sportello bancario o postale dove il datore di lavoro abbia aperto un conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento;
d. emissione di un assegno consegnato direttamente al lavoratore o, in caso di suo comprovato impedimento, a un suo delegato. L'impedimento s'intende comprovato quando il delegato a ricevere il pagamento è il coniuge, il convivente o un familiare, in linea retta o collaterale, del lavoratore, purché di età non inferiore a sedici anni.
I datori di lavoro o committenti non possono corrispondere la retribuzione per mezzo di denaro contante direttamente al lavoratore, qualunque sia la tipologia del rapporto di lavoro instaurato.
Per rapporto di lavoro si intende ogni rapporto di lavoro subordinato indipendentemente dalle modalità di svolgimento della prestazione e dalla durata del rapporto, nonché ogni rapporto di lavoro originato da contratti di collaborazione coordinata e continuativa e dai contratti di lavoro instaurati in qualsiasi forma dalle cooperative con i propri soni ai sensi della legge n. 142/2001.
Prova dell'avvenuto pagamento
E' importante evidenziare che, la firma apposta dal lavoratore sulla busta paga non costituirà prova dell'avvenuto pagamento della retribuzione.
Rapporti di lavoro esonerati dalle nuove disposizioni
Le nuove disposizioni non si applicano:
- ai rapporti di lavoro instaurati con le pubbliche amministrazioni;
- ai rapporti rientranti nell'ambito di applicazione dei contratti collettivi nazionali per gli addetti a servizi familiari
e domestici, stipulati dalle associazioni sindacali più rappresentative a livello nazionale.
Sanzioni
Al datore di lavoro o committente che viola gli obblighi imposti si applica la sanzione amministrativa pecuniaria consistente nel pagamento di una somma da 1.000 euro a 5.000 euro.
Diffusione delle informazioni
Entro marzo 2018, il Governo dovrà stipulare con le associazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro maggiormente rappresentative a livello nazionale, con l'Associazione bancaria italiana e con la società Poste italiane Spa una convenzione con la quale sono individuati gli strumenti di comunicazione idonei a promuovere la conoscenza e la corretta attuazione delle disposizioni in oggetto.

Commenta (0 Commenti)

Shopper: borse di plastica per la spesa – nuovi requisiti e divieto di cessione gratuita al cliente

Con la conversione in legge del cosiddetto "Decreto crescita mezzogiorno", in vigore dal 13 agosto 2017, sono state abrogate le disposizioni precedenti sulla commercializzazione delle borse di plastica.

Per borse di plastica si intendono le borse realizzate con polimeri, con o senza manici, fornite ai consumatori per il trasporto di merci o prodotti.
La nuova disciplina si pone l'obiettivo di favorire un'importante riduzione dell'utilizzo di borse di plastica, visto il significativo impatto per l'ambiente di tali rifiuti.
Sono interessate dalle novità:
 le attività di produzione delle borse di plastica, che dovranno essere prodotte secondo la normativa vigente;
 le attività di commercio all'ingrosso e/o all'utente finale che dovranno accertarsi di fornire borse in plastica conformi;
 le attività artigianali/industriali con vendita al cliente di merci e prodotti per le quali si ritiene in via prudenziale che, se forniscono anche le borse per il trasporto dei beni, dovranno accertarsi di fornire borse in plastica conformi.
Le borse di plastica vengono così definite:
 borse in plastica leggere: borse di plastica fornite per il trasporto con spessore delle singole pareti fino a 50 micron;
 borse in plastica ultraleggere: borse di plastica fornite ai fini di igiene o come imballaggi primari per alimenti sfusi con spessore delle singole pareti fino a 15 micron (si tratta ad esempio dei sacchetti a fianco del banco ortofrutta o per la vendita a banco del pesce);
 borse di plastica oxo-degradabili: borse di plastica composte da materie plastiche contenenti additivi che catalizzano la scomposizione delle materie plastiche in microframmenti.

Divieto di commercializzazione
È disposto il divieto di commercializzazione di borse di plastica in materiale leggero (spessore inferiore a 50 micron), nonché delle altre borse che non rispettano le caratteristiche di seguito riportate.

Caratteristiche delle borse in plastica commercializzabili
Possono essere commercializzate soltanto:
1. le borse in plastica biodegradabili e compostabili, conformi alla norma UNI EN 13432:2002 (monouso), certificate da organismi accreditati;
2. le borse in plastica leggere riutilizzabili, che rispettano determinati spessori di maniglie interne ed esterne e determinate percentuali di plastica riciclata, a seconda che siano fornite in esercizi che commercializzano generi alimentari o NON alimentari.
a) Caratteristiche per borse in plastica leggere riutilizzabili fornite in esercizi che commercializzano generi alimentari:

 maniglia esterna alla dimensione utile del sacco con spessore > 200 micron e almeno il 30% di plastica riciclata;
 maniglia interna alla dimensione utile del sacco con spessore > 100 micron e almeno il 30% di plastica riciclata.
b) Caratteristiche per borse in plastica leggere riutilizzabili fornite in esercizi che commercializzano generi NON alimentari:
 maniglia esterna alla dimensione utile del sacco con spessore > 100 micron e almeno il 10% di plastica riciclata;
 maniglia interna alla dimensione utile del sacco con spessore > 60 micron e almeno il 10% di plastica riciclata.
3. le borse di plastica ultraleggere (con spessore delle singole pareti fino a 15 micron), che rispettano le seguenti condizioni:
 biodegradabilità e compostabilità secondo la norma UNI EN 13432:2002,
 incremento progressivo della percentuale di materia prima rinnovabile: 40% dal 1/1/2018, 50% dal 1/1/2020, 60% dal 1/1/2021. Le percentuali sono determinate in base a standard UNI CEN/TS 16640 da organismi accreditati.
In merito all'utilizzo di materiali destinati al contatto con alimenti sono comunque salvaguardati gli obblighi di conformità alla normativa specifica, cosiddetta "MOCA" (DM 21/3/1973 e Regolamenti UE 10/2011; 1935/04; 2023/06) ed il divieto di utilizzare plastica riciclata per le borse destinate al contatto alimentare.

Aspetti fiscali relativi all'esposizione del prezzo delle borse sullo scontrino fiscale o in fattura
Dal 1° gennaio 2018 non sarà ammessa la distribuzione a titolo gratuito delle borse di plastica ed il prezzo di vendita della singola unità dovrà risultare nello scontrino o fattura di vendita.
Premesso che l'aliquota IVA della cessione delle borse di plastica è il 22%, sarà necessario adeguare il registratore di cassa riservando un "reparto" a questa operazione (la norma parla infatti di "indicazione della voce distinta").

Informazioni ai consumatori
I produttori delle borse devono apporre sulle borse i propri elementi identificativi e le diciture idonee ad attestare che le borse prodotte rientrino in una delle tipologie commercializzabili, al fine di informare i consumatori e consentire il riconoscimento delle borse di plastica commercializzabili.

Sanzioni
Per la violazione delle disposizioni sul divieto di commercializzazione e sulla cessione a titolo oneroso è prevista una «sanzione amministrativa pecuniaria da 2.500 a 25.000 euro, aumentata fino al quadruplo del massimo (fino a 100.000 euro) se la violazione riguarda ingenti quantità di borse oppure un valore superiore al 10% del fatturato del trasgressore»
All'accertamento delle violazioni provvedono, d'ufficio o su denunzia, gli organi di polizia amministrativa (es. vigili urbani, polizia locale, ecc.).

Commenta (0 Commenti)

Privacy - Nuovo Regolamento Europeo

Più tutele per i cittadini, semplificazioni per le imprese, innovazioni anche per gli enti pubblici, le associazioni e i liberi professionisti: tante sono dunque le novità contenute nel nuovo Regolamento Europeo (n. 2016/679) in materia di protezione dei dati personali entrato ufficialmente in vigore il 24 maggio 2016 e che diventerà definitivamente applicabile in via diretta in tutti i Paesi UE a partire dal 25 maggio 2018.
Con l'introduzione del Regolamento, infatti, la materia del trattamento dei dati subisce importanti modifiche.
Tra le novità introdotte:
OBBLIGO DI NOMINA DEL DATA PROTECTION OFFICER - L'introduzione della figura del responsabile della protezione dei dati (DPO) con l'incarico di assicurare una gestione corretta in materia di privacy nelle imprese e negli enti, che dovrà informare e fornire consulenza al titolare o al responsabile del trattamento dei dati relativamente agli obblighi da osservare; L'obbligo di nomina del DPO riguarderà, ad esempio, le aziende che trattano dati sensibili, le aziende che raccolgono dati relativi alla posizione geografica di persone o oggetti tramite reti di comunicazione o geolocalizzazione, trattamento dati usati in sondaggi di opinione, ricerche di mercato e campionarie;
PRIVACY IMPACT ASSESSMENT - La Privacy Impact Assessment (PIA) che consta in una valutazione di impatto dei trattamenti previsti e degli eventuali effetti negativi sulla protezione dei dati personali, sensibili e/o giudiziari;
RESPONSABILIZZAZIONE - L'introduzione del principio di accountability, secondo il quale il titolare del trattamento dei dati deve essere in grado di dimostrare di aver adottato un processo complessivo di misure giuridiche, organizzative e tecniche per la protezione dei dati personali. All'interno di tali misure, rientrerà anche la necessità della adeguata formazione del personale e dei collaboratori della azienda;
TRATTAMENTO EXTRA UE - Il divieto del trasferimento dei dati personali verso Paesi fuori dall'UE;
DIRITTO ALL'OBLIO- Il diritto all'oblio, che consentirà la cancellazione dei propri dati personali anche online;
PORTABILITA'- Il diritto alla portabilità dei propri dati personali esteso anche ai provider internet.
DATA BREACH - L'azienda in caso di perdita o dispersione di dati è obbligata a informare il Garante della Privacy secondo tempi e procedure prestabilite e a notificare all'interessato l'avvenuta violazione.
SANZIONI - il Regolamento prevede sanzioni pesanti per le società e le amministrazioni che non si adegueranno fino al 4% del fatturato annuo globale. Il Regolamento impone l'obbligo di adeguamento per le aziende entro il maggio 2018;
Evidente, dunque, è la necessità per le società di dotarsi di un adeguato sistema di misure volte alla protezione dei dati trattati al fine di esonerarsi da qualsivoglia responsabilità evitando di incorrere nelle relative sanzioni.
Il termine, soprattutto per le aziende che trattano dati sensibili, è fissato improrogabilmente per maggio 2018.


Informiamo le nostre imprese che nelle prossime settimane organizzeremo un evento formativo con la collaborazione degli Avv.ti De Nunzio Marco e Nappo Milena rivolto a tutte le imprese che vogliono approfondire le novità.
Le imprese interessate ad avere una consulenza mirata possono inoltrare la richiesta sin da subito a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Commenta (0 Commenti)

DID - modalità di rilascio

In merito al regime transitorio relativo alle modalità di rilascio della DID, comunichiamo che ANPAL lo ha ulteriormente prorogato fino al 30/11/2017 per cui, fino a tale data, le modalità per rilasciare la DID sono quelle già indicate: sul portale nazione ANPAL, sui portarli regionali, recandosi al Centro per l'impiego.
Se non ci saranno ulteriori proroghe dall'1/12/2017 scomparirà l'ultima modalità e quindi il cittadino per rilasciare la did dovrà necessariamente collegarsi al sito dell'ANPAL o a un portale regionale e non potrà più farlo recandosi al Centro per l'Impiego. In seguito, dopo avere fatto la procedura on line, dovrà prendere l'appuntamento telefonicamente con il Centro per l'Impiego per effettuare il colloquio in cui verrà stipulato il patto di servizio personalizzato che definirà il percorso di politica attiva del lavoro per il suo inserimento nel mercato del lavoro.
Diverso è il caso in cui il lavoratore debba presentare anche domanda di Naspi. In questo caso dall'1/11/2017 la DID potrà essere rilasciata soltanto insieme alla domanda di Naspi in quanto la presentazione di una domanda di Naspi o di Dis – coll equivale ad avere dichiarato la propria immediata disponibilità al lavoro e la stessa viene trasmessa dall'inps all'ANPAL ai fini dell'inserimento nel sistema informativo unitario delle politiche del lavoro (http://anpal.gov.it/Cittadini/Servizi/Pagine/Dichiarazione-di-disponibilita-al-lavoro.aspx).

Commenta (0 Commenti)

ANF - nuove modalità di recupero arretrati


L'INPS, con messaggio n. 4283 del 31.10.2017, cambiano le nuove modalità per il conguaglio degli arretrati di assegno nucleo familiare (ANF) nelle denunce Uniemens.
Le nuove modalità di recupero degli ANF arretrati decorrono dal periodo di paga novembre 2017.
La novità introdotta dall'INPS è il tetto massimo che si può conguagliare per ogni singolo dipendete:i datori di lavoro che ricevono domanda di arretrati ANF, possono conguagliare in Uniemens, per ogni singolo lavoratore, gli importi spettanti entro un tetto massimo di 3.000 euro,
Sul modello Uniemens va valorizzato nell'elemento < CausaleRecANF > di < ANFACredAltre > il codice causale, già esistente e in uso, L036 avente il significato di "Recupero assegni nucleo familiare arretrati".
ANF - nuove modalità di recupero arretrati
A seguito della domanda presentata dal lavoratore, per uno o per più periodi pregressi, il datore di lavoro deve corrispondere gli arretrati di ANF spettanti entro cinque anni, nel rispetto del termine di prescrizione quinquennale.
In proposito, l'INPS prevede una nuova modalità operativa che permette un miglior controllo rispetto alle richieste di arretrati da parte dei lavoratori e ai relativi conguagli del datore di lavoro.
I datori di lavoro interessati al conguaglio di importi di ANF arretrati, a partire dalle denunce con periodo di competenza novembre 2017, possono conguagliare per ogni singolo lavoratore gli importi spettanti entro un tetto massimo di 3.000 euro.
--> Il tetto di 3.000 euro deve essere determinato in capo al singolo lavoratore dipendente. Si ritiene che il raggiungimento del tetto debba essere considerato in base all'importo complessivo degli ANF arretrati da corrispondere al lavoratore, anche sulla base di più domande riferite a più periodi arretrati.
Le richieste di arretrati spettanti per importi ulteriori, rispetto al nuovo limite mensile di 3.000 euro, non sono direttamente conguagliabili. Per recuperare nei confronti dell'INPS tali importi, occorre utilizzare esclusivamente denunce Uniemens di regolarizzazione, sempre esponendo il codice causale L036 e il totale dell'importo.
--> Pur non essendo espressamente specificato dall'INPS, si ritiene che la denuncia Uniemens di regolarizzazione si riferisca allo stesso mese di competenza nel quale è stato conguagliato l'importo fino al raggiungimento del tetto di 3.000 euro e che, in tale denuncia di regolarizzazione, venga esposto il totale dell'importo spettante a titolo di arretrati ANF (comprensivo dei primi 3.000 euro). In tale modo, le procedure INPS generano un ulteriore credito a favore del datore di lavoro per l'importo aggiuntivo rispetto ai primi 3.000 euro già conguagliati nella denuncia originaria.

Commenta (0 Commenti)

Vuoi approfondire senza impegno questo argomento o semplicemente richiedere informazioni?

Contattaci compilando il modulo sottostante

Rispondiamo sempre a tutte le mail!

Bandi e Opportunità